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Riflessione sullo sgombero del campo Rom a Messina- PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marco Olivieri   
Lunedì 11 Aprile 2011 10:15
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Cecilia Caccamo, che ha assistito allo sgombero notturno, ha inviato una sua riflessione sul tema all'Ufficio stampa Cesv.


Cosa rimane di una notte trascorsa al campo Rom…? Dell’ultima notte possibile prima che le ruspe entrino per demolirlo definitivamente? Cosa rimane delle prime operazioni di sgombero iniziate verso le tre del mattino sotto gli occhi dei Rom, dei messinesi presenti (molti dei quali rappresentanti di associazioni che in questi anni hanno combattuto per la causa dei Rom, altri liberi cittadini) e della folta schiera di guardie armate?
Rimane il ricordo di volti di donna pieni di lacrime a riempire della loro roba, il più in fretta possibile, grandi sacchi di plastica nera. Rimangono riflessioni sagge e amare circa le problematiche della vita quotidiana che inevitabilmente si presenteranno da oggi in poi. Rimane la dignità di chi accetta senza essere felice, ma accetta, una decisione alla quale non è possibile appellarsi…
Ma cosa succede esattamente? Come mai i Rom – dopo aver vissuto, per circa 25 anni a S. Raineri,  in condizioni di estremo degrado igienico sanitario, in baracche esposte a vento e mareggiate - come mai non vanno via da questa vita con la gioia nei volti? Adesso che finalmente hanno una casa con i riscaldamenti, l’acqua calda, il bagno, un tetto stabile di cemento e non di lamiera … come mai non lasciano il campo felici?
Ad offuscare pesantemente la gioia che avremmo dovuto toccare con mano tutti noi che eravamo lì questa notte è la realtà dei fatti…
Ed i fatti dicono che attualmente sono sei  le abitazioni ed una la scuola, per circa un centinaio di persone che saranno costrette a vivere, da qui ad un anno e mezzo, divise in gruppi di due famiglie per volta in appartamenti di 120mq.
Poiché i nuclei familiari dei Rom sono molto numerosi (composti da genitori; tre, quattro, cinque figli  e nonni) questo significa che una media di 10-15 persone dovrà condividere una casa di 120mq - senza avere necessariamente un legame di parentela - con lo sforzo sovraumano di trovare un giusto compromesso nella gestione della vita quotidiana (condivisone degli spazi, tutela della privacy, conciliazione di abitudini e stili di vita diversi…).
Le tensioni che inevitabilmente si creeranno con la convivenza forzata potrebbero portare a – prevedibili – manifestazioni di intolleranza e disappunto dai parte dei cittadini messinesi che si trovino a confinare con i nuovi vicini, loro malgrado…
A ciò si aggiunge la difficoltà  che si presenterà, ogni mattina, per tutti i bambini rom – e sono circa la metà della popolazione – per raggiungere le scuole del centro città, con il rischio che i più piccoli non riescano a frequentare assiduamente questi ultimi due mesi di lezione e siano  costretti, l’anno prossimo, a cambiare scuola perdendo una continuità didattica e relazionale non di poca rilevanza per chi sta facendo lo sforzo di integrarsi…
Malgrado questa sia la prima amministrazione che abbia affrontato concretamente la vicenda dei Rom, nonostante gli sforzi fatti verso una risoluzione adeguata del problema, tuttavia ritengo che l’obiettivo non sia stato centrato. E ritengo che l’articolo uscito sulla Gazzetta del Sud, il 22 Marzo 2011, promettesse molto di più di quanto non sia stato dato loro in termini di tutela dei diritti umani e attenzione alle esigenze di vita scolastica e familiare.
L’Amministrazione promette, nel giro di un anno e mezzo, la collocazione dei Rom in strutture più adeguate e definitive  tramite il progetto “ Casa Lavoro”: 150 mila euro  già ottenuti e destinati all’autoproduzione edilizia con la quale i Rom ristruttureranno le loro case scontando in tal modo i costi dell’affitto.
Ma da qui ad un anno e mezzo cosa succederà? Riuscirà l’amministrazione a rispettare l’impegno assunto nell’arco temporale previsto? O siamo davanti al rischio di una soluzione definitivamente provvisoria?
E anche se i tempi fossero rispettati, come faranno i Rom a superare una prova così dura…?
Almeno nel degrado del campo nomadi ogni famiglia godeva della propria intimità e dei propri spazi vitali: assolutamente dignitosi…!
Caroniti ed Isgrò hanno dichiarato che non era possibile recuperare altri 4 appartamenti sul territorio cittadino. Pochi appartamenti in più avrebbero risolto il problema dell’assembramento.
 Avrebbero concesso a questa gente di andare via con il sorriso sulle labbra… Con la speranza nel cuore…
Il prezzo di questo sforzo non fatto – assolutamente necessario a mio parere – era davvero così alto da pagare…?
O nella società del dio denaro la gioia degli ultimi degli ultimi è solo un dettaglio da trascurare….?

Cecilia Caccamo

 


 

 

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